Compassion Focused Therapy

 
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La CFT, o Terapia basata sulla Compassione, è stata sviluppata dallo psicoterapeuta Paul Gilbert, professore di Psicologia Clinica all’Università di Derby (UK) e ora diffusa in molti paesi. Il concetto cardine è proprio quello di compassione che possiamo definire come una particolare sensibilità verso noi stessi e verso gli altri.

La difficoltà ad accedere a questa dimensione per alcuni pazienti è per Gilbert la conseguenza di esperienze precoci con figure di attaccamento caratterizzate da trascuratezza o abusi.

 

La CFT nasce proprio a seguito dell’osservazione clinica che alcuni pazienti, particolarmente autocritici e auto-colpevolizzanti, non migliorano con la terapia standard- Secondo Gilbert in questi pazienti così autocritici c’è uno squilibrio, acquisito nell’infanzia, nei sistemi di regolazione delle emozioni. Secondo Gilbert infatti, esperienze precoci di cura da parte di adulti affettuosi e responsivi stimolerebbero l’attivazione del sistema di sicurezza e benessere , mentre esperienze di abusi, negligenze o semplice trascuratezza ne ridurrebbero l’attivazione, in alcuni casi fino all’inaccessibilità. Da questa scarsa attivazione o inaccessibilità del  e dalla contemporanea attivazione eccessiva del sistema di minaccia e protezione deriverebbero quei livelli elevati di autocritica e vergogna da cui sono afflitti alcuni pazienti.

  

La compassione è definita da Gilbert attraverso alcune componenti che egli chiama "attributi”. Essi sono:

  • Cura degli altri: la motivazione ad accudire gli altri al fine di alleviare la loro sofferenza;

  • Sensibilità alla sofferenza: la capacità di essere sensibili ai bisogni e ai disagi degli altri, a saperli riconoscere e distinguere;

  • Partecipazione emotiva (sympathy): essere coinvolti emotivamente dai sentimenti e dalla sofferenza di coloro di cui ci si prende cura;

  • Empatia: la comprensione cognitiva degli altri, la capacità di mettersi nei loro panni e guardare il mondo dal loro punto di vista;

  • Tolleranza alla sofferenza: essere capaci di contenere, di stare con, di tollerare alti livelli di emozione anziché evitarli, distrarsene, invalidarli o negarli;

  • Atteggiamento non giudicante: non criticare, non colpevolizzare pur mantenendo le proprie preferenze e le proprie opinioni.

Secondo la CFT la compassione si può insegnare e si può apprendere. Un ruolo centrale nella terapia è proprio il Compassionate Mind Training, un vero e proprio addestramento che insegna ai pazienti a esercitare le seguenti competenze:

  • Attenzione compassionevole. Consiste nel focalizzare l’attenzione su oggetti o situazioni che possano esserci d’aiuto e di supporto. Può, ad esempio, voler dire: ricordare le volte in cui siamo stati gentili con gli altri o qualcuno è stato gentile con noi; pensare alle proprie qualità positive; rivivere ricordi piacevoli;

  • Ragionamento compassionevole. Riguarda il modo in cui ragioniamo su noi stessi, sul mondo e sugli altri. Viene data una certa enfasi al controllo che il paziente a non maltrattarsi;

  • Comportamento compassionevole. Consiste nell’ aiutare il paziente a fronteggiare le situazioni di cui ha paura o nelle quali è in difficoltà infondendogli coraggio, offrendo un’ accoglienza calda e supportandolo con pensieri pieni di gentilezza;

  • Immaginazione compassionevole. Consiste nell’ aiutare il paziente a generare sentimenti compassionevoli per se stesso. In particolare si può esplorare con l’immaginazione il proprio ideale di compassione (un nonno, o una persona saggia, ma anche un animale, un albero o una montagna) e si invita a esplorarne le espressioni, il tono di voce, l’aspetto;

  • Sensazione compassionevole. Si riferisce alla possibilità, promossa dal terapeuta, di aiutare il paziente a sentire quello che prova nel corpo quando sperimenta la compassione per sé e per gli altri;

  • Emozione compassionevole. Le emozioni compassionevoli sono rappresentate da un senso di pace, quiete e tranquillità.